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Le frazioni di Cittaducale

Frazione Santa Rufina - Chiesa del PaeseSANTA RUFINA

E’ la più popolosa delle frazioni di Cittaducale, che sorge sul limite orientale della pianura reatina a sei chilometri da Cittaducale ed altrettanti da Rieti. Ha due chiese: la parrocchiale, dedicata alla martire romana Santa Rufina, e in posizione pianeggiante sulla piazza, quella dedicata a Santa Maria del Popolo. La facciata della Chiesa parrocchiale è modesta, mentre sull’architrave del portale si legge una data MDXXXIII (1533), ma la struttura è certamente più antica. All’interno, sul primo altare di destra e di sinistra si possono ammirare affreschi dei fratelli Torresani, raffiguranti S.Antonio Abate e l’Assunzione di Maria al Cielo. In questa struttura aveva sede anche la Confraternita del SS.Sacramento, che certamente nel secolo XVIII ha contribuito ad abbellirla con stucchi e quadri. L’unica navata, con volta a botte, è fiancheggiata su ambo i lati da tre cappelle con altare. L’attuale costruzione risale certamente al secolo XVIII, sia esternamente che internamente. All’esterno è contigua alla Chiesa uno splendido campanile a torre.

Frazione di Grotti -Chiesa del paese GROTTI

E’ la seconda frazione di Cittaducale per estensione territoriale e per numero di abitanti. Sorge nella vallata del Salto, alla destra dell’omonimo fiume che confluisce nel vicino fiume Velino. La sua chiesa parrocchiale, restaurata di recente, risale agli anni successivi al terremoto del 1703 ed è dedicata al martire S. Vittorino. Rimangono le rovine di un’altra chiesa, anch’essa dedicata al Santo martirizzato, probabilmente deceduto alla fine del I secolo, dopo essere stato legato per i piedi in una grotta in cui fu  costretto alla prolungata esalazione di gas provenienti dalle acque sulfuree di Cotilia. Oltre alla chiesa parrocchiale ci sono poi le Chiese minori di S. Antonio Abate e della Madonna della Rosa. Nei pressi della montagna, degno di nota è il santuario della Madonna dei Balzi , festeggiata l’8 settembre di ogni anno con pellegrinaggi da parte dei fedeli.

IL CASTELLO DELLE GROTTE

Di Susanna Fabrizi

Al di sopra dell’attuale abitato di Grotti, si trovano i ruderi di un castello dimenticato: tutti chiamano questa zona Grotti sfasciate, ma negli antichi documenti si parla di castello: Castrum Gruptarum. Un castello sui generis, perchè non si trova sulla cima di un’altura, ma è addossato alla costa montana: le abitazioni della parte superiore sfruttano le cavità chiuse da muri a sassi, mentre quelle della fascia rocciosa inferiore, a più livelli, unite le une alle altre, formano un’unica cortina muraria; nel mezzo, c’è il sentiero, che atteaversa tutto l’abitato e che porta verso ovest al santuario rupestre della Madonna dei Balzi, verso est al riparo di Grotti, in cui sono presenti le pitture di epoca preistorica, e, più oltre, ad un’antica cisterna, chiamata font’e Rutti.

Benchè la vegetazione abbia ricoperto tutto, oltre ai muri delle comuni abitazioni, sono ancora visibili i resti della torre a pianta circolare, posta in cima al balzo superiore; l’antico posto di guardia, nella grotta che si apre poco al di sotto; la Grotta delle Zitelle, un’ampia caverna che sovrasta l’abitato, chiusa da un lungo muro merlato, la cui funzione sembra essere di difesa; i resti della chiesa di San Vittorino martire, già attestata nel XIII sec; infine, lungo la via che conduce al fondovalle, ci sono i resti di un’altra chiesa intitolata a San Vittorino, risalente almeno al XVII sec.

Dalle fonti a disposizione, non è dato sapere il momento esatto della fondazione del castello: probabilmente il luogo è stato frequentato da sempre, come si può dedurre dalla presenza di testimonianze risalenti al periodo preistorico e protostorico (neolitico medio recente/eneolitico).
La prima testimonianza dell’esistenza dell’abitato in epoca storica è in un documento del 1252, in cui viene menzionata la chiesa di Sancto Victorino de Griptis.
La maggior parte delle notizie sulla storia di Grotti si trovano nell’opera di Sebastiano Marchesi, ‘Compendio storico di Cittaducale (dall’origine al 1592)’, in cui si ricorda, per esempio, che gli abitanti del Castello delle Grotte contribuirono alla costruzione e popolamento di Cittaducale.
L’esistenza del castello è documentata anche da una serie di testimonianze iconografiche:
di grande importanza è l’affresco seicentesco nel salone vescovile di Cittaducale, in cui si possono osservare le case al di fuori delle mura, il che indica un’espansione dell’abitato già nel XVII sec.

castello_delle_grotte

PITTURE RUPESTRI DI GROTTI

Di Susanna Fabrizi

In un riparo, nel lato orientale del Castello delle Grotte, denominato ‘riparo di Grotti’ nell’autunno del 2004, l’archeologo Tommaso Mattioli individua sedici pitture probabilmente effettuate con un pezzo di legno in parte carbonizzato, nove delle quali si trovano nella parete di fondo centrale, le rimanati sette nella nicchia di destra. Lo stile è schematico, di non facile interpretazione: motivi geometrici, antropomorfi, ramiformi, antropomorfi schematici, di varie dimensioni e appartenenti a due diverse fasi:

prima fase: eneolitico (antropomorfi e ramiformi)
seconda fase: età del ferro (motivi geometrici e antropomorfi cruciformi)

pitturina_preistorica

Fonti

Sebastiano Marchesi, Compendio storico di Cittaducale.
Roberto Marinelli,
Malinconiche dimore.
Tommaso Mattioli,
L’arte rupestre del riparo sottoroccia di Grotti (Cittaducale, Rieti) in Miscellanea protostorica

Calcariola - Ricostruzione pittorica del Castello

CALCARIOLA

Sopra l’abitato di Grotti, sulla destra, si nota il Castello di Calcariola, detto “Opidolum”. Anticamente era un villaggio fortificato, atto alla difesa delle popolazioni dalle scorrerie e dalle incursioni dei nemici. Ai piedi del castello, sulla sinistra, sorge la chiesa parrocchiale dedicata a S. Lorenzo Martire, costruzione risalente alla seconda metà del secolo XVIII, priva di oggetti di particolare valore. Fuori dallo storico abitato di Calcariola c’è la chiesa dedicata a S.Antonio da Padova, il cui abside è stato affrescato dai fratelli Torresani. Tali affreschi, probabilmente datati 1528, meriterebbero un restauro. Poco distante, sorge la piccola Chiesa della Madonna delle Valli, al cui interno sono presenti affreschi quattro-cinquecenteschi oggi deteriorati ed in parte perduti a causa del prolungato abbandono dell’edificio, che solo recentemente è stata restaurata, grazie alla generosità di un cittadino. Esternamente, l’ingresso cinquecentesco è ornato da due leoni funerari in pietra che volgono lo sguardo verso di esso.

 Le frazioni di Cittaducale più piccole sono:

Frazione di Pendenza- Veduta pittoricaPENDENZA

La frazione sorge sulla montagna meridionale che delimita la valle del Velino e prende il nome dalla sua posizione rispetto al monte. Posta di fronte a Calcariola, a mezzogiorno di essa era arroccata intorno alla torre del Castello. In passato, dovette difendersi dagli assalti e dalle devastazioni di Lalle Camponeschi del 1349 e dagli Aquilani nel 1486. Il terremoto del 1703 la distrusse quasi interamente. Nel corso del secolo XVIII si ricostruirono le case e anche le Chiese dedicate ai Santi Cipriano e Giustina, successivamente ingrandite. All’ingresso della Chiesa, murata allo spigolo del campanile a torre c’è una statua di pietra raffigurante un santo vescovo con palma del martirio. Probabilmente si tratta di una iconografia dedicata a S. Cipriano. Il Santo protettore di Pendenza non va confuso con l’omonimo vescovo e martire di Cartagine. Fuori dalle mura dell’antico castello, ma ora incorporata nell’abitato, sorge la Chiesa di S. Rocco. Quest’ultima è interessante per l’abside affrescata dai pittori Torresani.

Frazione di Micciani - Veduta PittoricaIl borgo di MICCIANI

Micciani è’ una piccola frazione del comune di Cittaducale , ad oggi conta circa 60 abitanti. Il nome deriva dal latino “Mica,ae”=briciola e ne designa la piccolezza. Sorge su una collina a mt 470 l.m. sotto la montagna di Pendenza e si affaccia sulla pianura irrigata dalle sorgenti del Peschiera e solcata dal fiume Velino. Vanta di un’ottima posizione panoramica, tanto che si notano a dx tutta la piana di San Vittorino e le antiche terme di Vespasiano, nonché i promontori di Calcariola, Cittaducale e Paterno, infine le terme di Cotilia con i suoi laghi. In passato fu centro di innumerevoli invasioni, che desolarono il territorio, ma anche di eroiche gesta, che unitamente alle altre frazioni più grandi, diedero origine alla cittadina di Cittaducale. Nel sedicesimo secolo il comune di Cittaducale fu territorio conteso tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli, tanto che oltre il confine, la diocesi fu assegnata a L’Aquila fino al 1972, quando furono rivendicati i confini diocesani, fu nuovamente inglobata tra i territori Reatini. Vari frammenti di storia del piccolo Borgo di Micciani sono oggi presenti negli archivi delle sopracitate diocesi, ed in particolar modo in quella abruzzese che conserva documenti inerenti alla famosa “Santa Maria Rocca”: antico convento i cui ruderi si possono vedere sopra l’abitato di Micciani e al quale l’Associazione Culturale “Miccianiunita” sta dedicando attenzione per ritrovare nei vari archivi diocesani e vescovili notizie storiche più approfondite Oggi il paese interamente ristrutturato, gode di una nuova Chiesa dedicata al Santo Patrone San Sivestro 1 Papa,collocata in centro di Micciani , edificata nel 1996 al posto della vecchia chiesa ,che negli anni sessanta fu demolita perché ormai troppo vecchia e pericolante. Anticamente, nel 1693,la parrocchia fu assegnata sotto il vicariato fareneo di Pendenza-Calcariola-Micciani dal vescovo civitese Monsignor Francesco De Giangirolamis (1682-1685) Per quasi un ventennio la popolazione del borgo ha utilizzato come luogo di culto l’ edificio scolastico ai piedi di Micciani, ormai non più utilizzato per l’insegnamento a pluriclasse, dal momento che i bambini della scuola primaria e i ragazzi delle medie frequentano dagli anni 60 le scuole site nel centro del comune di Cittaducale.

La nuova Chiesa , voluta fortemente dalla popolazione del borgo con l’aiuto del monsignor Giuseppe Molinari (Vescovo di Rieti dal 1989 al 1996) ,si conserva al suo massimo splendore con la venerazione non solo del Santo patrono San Silvestro I Papa il 31 dicembre, ma anche di altri due santi: la Madonna del Rosario che si festeggia il 7 ottobre e Sant’ Antonio Abate il 17 gennaio.
L’edificio è curato nei particolari con piccoli oggetti storici e con altri più recenti, conservati gelosamente da alcuni abitanti e ricollocati al proprio posto, grazie al nuovo parroco e ad alcuni abitanti. Il borgo presenta abitazioni vecchie e nuove con una piazza panoramica costruita negli anni ottanta e resa possibile grazie alla donazione di terreni da parte delle due famiglie più rilevanti: Dante e D’Angeli. E’ presente una unica via (via Pendenza) incrociata con quella che collega la scalinata che sale di lato al paese e quella che va verso la Chiesa, su una piazzola al centro decorata da un fontanile dove scorre sempre acqua limpida. Più avanti si scorge invece il lavatoio ed infine lungo l’imbocco che prosegue a dx del sentiero vi è un vecchio fontanile dove si attinge, al contrario delle altre fontane, acqua spontanea. (anch’esso nel programma dell’Associazione Culturale per il restauro e la conservazione) Ai piedi del paese invece, esiste un piccolo cimitero custodito e ben tenuto edificato subito dopo il dopoguerra, e quello che era l’ex edificio scolastico per volere degli abitanti e concesso dal Comune, è divenuta da qualche anno, la sede dell’Associazione Culturale Micciani Unita.

023mulinoPoco più avanti sul fiume Peschiera si vede la vecchia “mola Scorretti”: questo mulino ad acqua fu sostegno per tante famiglie che facevano macinare il loro raccolto di grano, soprattutto nel secolo scorso sotto il periodo delle guerre mondiali, fino alla morte dei vecchi proprietari tra il 1980 ed il 1990.
Il mulino veniva raggiunto dai paesi più lontani, attraverso un importante sentiero ad oggi conosciuto come tratto del sentiero E1 europeo, ripristinato grazie all’impegno dei volontari di Micciani Unita e meta di tanti escursionisti. Infine a poca distanza si trova la stazioncina ferroviaria “Sorgenti del Peschiera”, anche se con poche fermate, è il mezzo che attraversa la pianura con la tratta Terni-L’Aquila-Sulmona. Tanta è stata la storia di questo piccolo paese che nel corso dei secoli per molti versi è andata perduta, ma conserva ancora negli anziani e nei giovani racconti e tradizioni che lo rendono vivo. Come narra in un dipinto l’artista di Capadosso Acanio Manenti che tra il 1630 ed il 1650 decorò il salone del Palazzo Vescovile a Cittaducale: “Micciani, torre Cifreda e Cesoni, non sono protette da mura , ma c’è qualche cosa che difende i forti cuori” …

Chi conosce gli abitanti oggi, può dire che ancora è cosi.

A cura dell’Ass Cult Micciani Unita.2016 

Frazione di Cesoni - Dettaglio dei resti della chiesa romanicaCESONI

Sorge dove era situata preedentemente la città pelasgica di Cotilia e dove, al tempo dell’impero romano, Vespasiano costruì la sua villa. Attualmente è zona archeologica delle Terme di Cotilia. In località S. Vittorino, sprofondata all’interno del suo stesso territorio, sul lato destro della via Salaria si trova la Chiesa barocca (1609-1613) di Santa Maria di S. Vittorino. Nel 1984 il regista russo Tarkovsky vi ha girato una scena del film “Nostalgia”.

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